Le isole di plastica negli Oceani

 
 
Bottiglie di plastica, sacchetti di plastica, reti di plastica. Milioni di tonnellate di plastica che si è accumulata per decine di anni e che la corrente marina ha trascinato in mezzo al Pacifico: la chiamano “l’isola di plastica” (Pacific Trash Vortex), l’isola che c’è e ci sarà per molto tempo.

Il problema sta nelle plastiche che non si vedono a vista d’occhio perchè molte bottiglie si depositano sui fondali marini e parliamo di 4000 metri sotto il livello del mare. Ciò mette a serio repentaglio tutta la vita acquatica.

La plastica impiega centinaia di anni a disgregarsi; una semplice bottiglia fino a 450 anni! Quando arriva allo stadio di microscopici frammenti i pesci la ingeriscono. Pesci che finiscono sulle nostre tavole; per cui noi che siamo sulla sommità della piramide alimentare ci nutriamo inconsapevolmente anche di questi frammenti di plastica.

 

Isola di plastica: perchè si forma

La plastica è costituita da tanti “filamenti” che possono essere disfatti fino ad un certo punto. Il singolo polimero non viene decomposto in natura dagli agenti atmosferici e dai batteri. Questa presenza nell’Oceano, dopo diversi anni, va a confluire in un punto per via del movimento circolatorio a spirale dell’acqua generando appunto “isole di plastica”.

Un problema globale perchè altre isole di plastica dalle dimensioni inferiori fluttuano nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Indiano. Plastica che diventa una vera minaccia per l’intera catena alimentare con pesci, tartarughe ed uccelli che la ingeriscono scambiandola per cibo.

Le principali aree a rischio si concentrano vicino agli estuari dei fiumi soprattutto nei mari chiusi come il Mediterraneo.

 
E le coste marine italiane?
Dallo stretto di Messina fino alla Liguria, la situazione non è così grave ma ci sono ancora tanti rifiuti presenti, la maggior parte in plastica.

Il modello italiano è comunque un sistema che dovrebbe essere adottato anche dai paesi Extra europei. Esiste una legge che ha vietato i sacchetti di plastica non bodegradabili e non compostabili. Con una corretta informazione si è riusciti a ridurre del 20% l’uso dei sacchetti di plastica perchè per fortuna è tornata di moda la sporta riutilizzabile e poi nel frattempo si sono diffusi i sacchetti compostabili che sono utili anche per la raccolta differenziata e l’organico.

C’è ancora molto da fare. Legambiente è sempre in prima linea ma occorre uno sforzo comune per capire anzitutto la pericolosità di questo fenomeno che può essere ridotto con un comportamento corretto a partire dalla raccolta differenziata e dall’uso dei sacchetti della spesa che utilizziamo durante la settimana.

 

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